10.29.07
Posted in Diario di bordo
at 23:39
Mi ero infortunato durante una partita di calcetto: pareva uno stiramento, ma dopo un mese di riposo il fastidio non passava e quindi mi rivolsi alla dottoressa Giuliana per un ortopedico. Subito mi indirizzò al fantomatico Dottor Davila, dove mi sono recato stasera, speranzoso e titubante.
Lo studio è elegante e prendo posto nella sala di attesa. Fatico un pò a comprendere le regole del gioco: in pratica ci sono quattro porte, e appena se ne libera una il paziente di turno deve occuparla immediatamente. E’ tutto un via vai di gente che esce e che entra, con un tipo tozzissimo che insegue queste persone come farebbe un gatto con il topo e che immagino essere il dottore. Nel frattempo odo un clicchettio che pensavo estinto: quello di una macchina da scrivere. Quando è il mio turno la mia reazione non è abbastanza veloce, e suscita il rimbrotto della paziente successiva. Entro quindi nella stanza appena liberata e cerco quell’unica cosa per cui sono venuto: una macchina per ecografie. Alla fine ne vedo una in un angolo: è un modello vecchissimo con un monitor minuscolo e la tastiera tipo Commodore 64.
Dopo poco entra il dottore tarchiatello: mi dice che è spagnolo e capisce l’italiano, ma subito mi accorgo che non è vero. Gli spiego l’accaduto, mi sono allungato troppo giocando a calcetto, ecc. ecc…Lui mi fa stendere, mi prende le gambe e me le muove. “Adesso io voglio una radiografia fare.”, esclama. Ma come?, penso io, a cosa serve una radiografia con un problema muscolare? Mi illudo che si tratti di un errore di traduzione, ma poco dopo vedendo preparare la lastra mi devo arrendere all’evidenza. Poco dopo l’assistente mi fa entrare nella stanza e dispone la mia radiografia sulla lampada illuminante. La esamino mentre aspetto l’esimio professore, e a me pare perfettamente simmetrica.
Entra il torello: guarda la radiografia 3 secondi ed emette il verdetto “Qui c’e’ un difetto”, indicando l’inserzione della gamba con l’anca, “ma può vivere così lo stesso”. Mi sento un miracolato, ma quello che segue è straziante “Non deve camminare, e soprattutto non può ballare.” Rimango esterrefatto dalla superficialità dell’analisi e dall’approssimazione della diagnosi. Mi prescrive compresse ed una crema, poi mi dice: “La voglio rivedere tra due giorni.” Ma che senso ha?, penso io. “Vengo la prossima settimana”, rispondo. “Benissimo, tanto non fa differenza”. E per la prima volta mi trovo d’accordo con lui.
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10.25.07
Posted in Conversazioni
at 19:29
Oggi in ufficio ho comprato un paio di scarpe da ginnastica da Sergio: sono di marca e le ho pagate 20 euro. Mi è sembrato un buon affare, tanto che ho cominciato a pensare a tutti quelli coinvolti nella loro produzione che devono aver guadagnato qualcosa su questi soldi; sicuramente mi scordo qualcuno, ma almeno questi mi sono venuti in mente:
- l’addetto alla cucitura delle scarpe
- quello che infila le stringhe nelle scarpe
- quello che trasporta i materiali delle scarpe
- quello che trasporta le scarpe al centro commerciale
- quello che mette le scarpe negli scaffali del centro commerciale
- il cassiere del centro commerciale
- quello che trasporta il cartone della scatola
- l’addetto alla produzione del cartone
- quello che annaffia l’albero dal cui tronco viene prodotto il cartone
- l’addetto alla stampa delle etichette
- Sergio (le aveva pagate 15 euro)
Tolti i 5 euro per Sergio, restano 15 euro per 10 persone, che quindi in media si prendono 1.5 euro. Ne ho tratto due conclusioni:
- Annaffiare l’albero delle scatole di cartone per scarpe non è il mio sogno.
- Sergio è uno strozzino.
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Posted in Senza Categoria
at 19:20
Conoscete la funzione “cached” di Google? A me l’ha insegnata Marco: in pratica Google tiene in memoria per qualche giorno una copia dei siti internet. Grazie a questa funzione ho potuto recuperare il capolavoro letterario che sembrava perso per sempre “La messa”. Eccolo dunque riproposto in tutta la sua poesia:
“Non ero mai stato a messa a Brema. Mi ero sempre ripromesso di andarci, ma pigrizia e partitelle domenicali mi avevano sempre fatto rimandare. Ma alla fine quale occasione migliore della cresima di Francesco per poter finalmente parteciparvi? Ecco così che mi presento verso le 3 alla principale chiesa cattolica di Brema, dove ogni due settimane si celebrano funzioni in inglese. Estraggo volenteroso la macchina fotografica per riprendere la facciata della chiesa, ma le batterie sono completamente scariche e pongono subito fine alle mie velleità di fotografo. Poi incontro Francesco, impeccabile nel suo completo di velluto marrone, ed insieme aspettiamo l’arrivo del prete nigeriano per la confessione. Nel frattempo arrivano Alessio, “the Godfather”, e la sua ragazza Monia. Alessio è molto concentrato sul suo ruolo e non ha lasciato niente al caso: ad un certo punto estrae un post-it con la traduzione in inglese dei suoi peccati e da una ripassata veloce. E’ un ragazzo sempre disponibile, ma non brilla per discrezione: più tardi, appena finita la mia confessione, mi interpella con ” A te quante Ave Marie ha dato?”.
Ma come è fatto un confessionale tedesco? Come gli altri, a parte un semaforino sulla porta che indica se è occupato o meno.
Pochi minuti dopo il rito ha inizio: poichè il padrino titolare è regolarmente disponibile, da buona riserva mi siedo sulla panca senza fare polemiche. Osservo meglio la chiesa: ha un’ampia navata centrale e due piccole laterali ed è adornata con grande semplicità. Il rito in inglese scivola via veloce; molti canti separano le varie fasi della messa. A tal proposito due piccoli display ai lati dell’altare mostrano il numero del canto in corso in modo da poterlo seguire sull’apposito libro. Dopo l’omelia Francesco ed Alessio salgono sull’altare, non senza qualche imbarazzo, ed il prete celebra il sacramento. Monia scatta le foto, mentre io non riesco a trattenermi dalle risate perchè la situazione è già comica di per sè e poi Alessio si gira spesso verso il pubblico con un sorriso fierissimo.
Dopo la messa ci viene offerto qualcosa da mangiare e notiamo come queste messe in inglese vengano frequentate da piccole comunità africane e sudamericane. Per festeggiare la sua confermazione, Francesco ci invita ad una lauta cena al ristorante: del resto quella del padrino è una figura importane e va scelta con cura, come sa anche il buon Burli!”
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10.01.07
Posted in Diario di bordo
at 19:45
Ricordo ancora bene come la scelta del padrino per la mia Cresima fu lungamente meditata: del resto, era come venire battezzato nuovamente, con la differenza che potevo decidere io stesso chi mi avrebbe accompagnato durante il rito.
Accade invece che Francesco, mio stimato collega, decida di sposarsi di qui a poco con la sua fidanzata torinese, e giustamente voglia farlo in chiesa. Non essendo cresimato, si trova però nella scomoda situazione di provvedere a questo sacramento in terra teutonica, senza peraltro voler richiamare i suoi parenti con costosi voli. Nasce quindi la strana richiesta ad un altro collega, Alessio: “Alessio, vuoi farmi da padrino?”. “Va bene!”, risponde Alessio sorridendo, “Me viè da ride, ma va bbe’!”. L’appuntamento è quindi per il prossimo 21 ottobre, ore 15:30, con rito ovviamente in tedesco.
Il mio ruolo in questa vicenda? Padrino di riserva, pronto a subentrare in caso di infortunio del titolare. “Mister, sono a disposizione!”, ho detto oggi a Francesco. Amen.
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